GazzSport - Tomei: "Mai vista una realtà come Ascoli. Dopo la delusione, abbiamo continuato a vincere divertendoci"
La promozione dell’Ascoli porta anche la firma di Francesco Tomei, tecnico che ha guidato i bianconeri al ritorno in Serie B attraverso una cavalcata straordinaria nei playoff. Nell’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, l’allenatore ha ripercorso il percorso della squadra, tra numeri simbolici, crescita collettiva e la grande festa vissuta al Del Duca.
Il numero dieci ha accompagnato in più occasioni la stagione dell’Ascoli. Come ricorda la Gazzetta dello Sport, dieci sono state le giornate di squalifica scontate da Tomei e dieci le vittorie conquistate nel girone di ritorno. A proposito della promozione, il tecnico ha spiegato: «Ascoli è un posto particolare. Qui il calcio si tramanda di generazione in generazione, dal padre al figlio e al nipote. Ho girato tanto e non avevo mai visto una realtà simile. È stata una delle emozioni più belle della mia carriera».
Nel corso dell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Tomei è tornato anche sull’episodio che gli costò una lunga squalifica. «È stata una lezione importante. In tanti anni non mi era mai successo. Da quel momento ho capito che dovevo migliorare anche sotto questo aspetto». Ripercorrendo l’accaduto, ha aggiunto: «Ho lanciato una bottiglietta per stizza e l’arbitro ha pensato che fosse diretta verso di lui. Però da quella situazione ho imparato molto».
La lunga permanenza in tribuna gli ha offerto anche una prospettiva diversa. «Luis Enrique dice che vedere le partite dall’alto è meglio e devo ammettere che aveva ragione. Dalla tribuna riuscivo ad avere una visione completa della gara e questo mi ha aiutato».
Parlando del rapporto con le critiche, Tomei ha spiegato alla Gazzetta dello Sport di considerarle parte integrante del mestiere: «Chi fa questo lavoro non può soffrire le critiche. Il calcio è lo sport più popolare e commenti e giudizi fanno parte del gioco».
Uno dei temi affrontati nell’intervista riguarda la crescita dell’Ascoli durante la stagione. «Le dieci vittorie consecutive sono state la conseguenza del lavoro svolto. La squadra ha acquisito consapevolezza, si è divertita e ha continuato a crescere. Quando abbiamo perso il campionato non ci siamo abbattuti perché volevamo continuare a fare ciò che ci piaceva».
La Gazzetta dello Sport ha chiesto a Tomei anche come si prepara una squadra ai playoff quando possiede già un’identità definita. La risposta è stata chiara: «In quel periodo lavori soprattutto sull’aspetto emotivo e sul recupero delle energie. È una gestione diversa rispetto al campionato».
L’allenatore bianconero ha poi ricordato il proprio passato da calciatore e il lungo rapporto professionale con Eusebio Di Francesco. «Siamo cresciuti nello stesso palazzo a Pescara. Quando ha iniziato ad allenare mi ha coinvolto e da lì è nato tutto». Sul lavoro svolto al suo fianco ha aggiunto: «Ci dividevamo i compiti per ottimizzare i tempi e curare meglio i dettagli».
Tomei ha anche difeso il modello di gioco dell’Ascoli, basato sulla costruzione dal basso. «Penso che il calcio stia andando in quella direzione. Per dominare una partita bisogna partire dal portiere. È un rischio che però offre vantaggi importanti nella gestione degli spazi».
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