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Atalanta, Tramezzani: "In A Doni e Bellini ancora fondamentali"

di Federico Errante

“Serie A? L’Atalanta deve ripartire da Doni e Bellini”. Paolo Tramezzani, oggi opinionista di Rai Sport e direttore tecnico della scuola calcio Basiglio (società affiliata al Milan ndr), nella sua carriera tra le altre ha vestito le maglie di Inter e Tottenham, ma porta sempre nel cuore i sei mesi passati a Bergamo con la maglia della Dea.

Adesso dipende tutto dall’Atalanta…

L’Atalanta merita di chiudere al primo posto perché fin dall’inizio ha dimostrato di essere, insieme al Siena, nettamente superiore a tutte le altre. Inoltre i nerazzurri hanno mantenuto una grande costanza e anche dai momenti di difficoltà, sopraggiunti durante l’annata, sono usciti a testa alta restando compatti, proprio come deve fare chi punta in alto.

Una serie A che è arrivata a quattro turni dal termine e che lei stesso ha vissuto con la maglia della Dea…

Esperienza breve ma intensa. Sono arrivato a gennaio del 2004, ho giocato undici partite e mi sono tolto la soddisfazione di siglare il gol vittoria contro la Roma, uno dei ricordi più belli della mia carriera: un sinistro all’angolino basso alla destra di Pelizzoli che ha fatto esplodere lo stadio nel giorno del mio debutto a Bergamo.

Sei mesi che però mi sono bastati per innamorarmi di questi colori, della città e della sua gente: ecco perché spero che l’Atalanta resti a lungo e si tolga le soddisfazioni che merita la piazza e un presidente come Percassi

Atalanta e Siena in A, chi sarà la terza?

Mi auguro una tra Novara e Varese ovvero la serietà di due progetti nati in Lega Pro e ormai pronti a fare il triplo salto Due società che costituiscono un esempio da seguire, che hanno dato fiducia senza mai farla mutare a due tecnici come Tesser e Sannino a dimostrazione che se si crede in una persona e nelle sue capacità ben oltre il discorso dell’effimero risultato poi i frutti si raccolgono anche sul lungo periodo.

E Colantuono?

E’lo stesso discorso. E’tornato nonostante qualche mugugno, ma la società l’ha sempre protetto schierandosi in ogni momento dalla sua parte. Essere condannati a vincere non è facile, averlo fatto in questo modo ancora meno: tanto di cappello al mister e a quanto ha saputo fare, altrettanto al club per come si è mosso.

Lei ha seguito la Lega Pro in veste di opinionista di Rai Sport: come vede la partnership tra Tritium e Atalanta?

In primis mi sia consentito di rivolgere un grande applauso alla Tritium e al suo allenatore Stefano Veccchi che conosco bene anche perché è stato mio compagno di squadra nelle giovanili dell’Inter. Siamo al cospetto un tecnico giovane, capace, di personalità che farà molta strada e le due promozioni consecutive sono un biglietto da visita che parla chiaro.

Quanto alla collaborazione con l’Atalalanta ritengo sia un’ottima cosa poiché i nerazzurri hanno la possibilità di far crescere i ragazzi del settore giovanile e la Tritium di poter annoverare in organico elementi di qualità che possono farsi le ossa e allo stesso tempo portare in alto gli abduani.

Trezzo “isola felice”, ma quanti problemi per la Lega Pro…

Una situazione disastrosa. Non si può definire in altro modo un’annata tragica, dopo che nella scorsa stagione erano fallite ben 21 delle 90 società partecipanti. Un primo urgentissimo risanamento deve passare per forza da un taglio netto delle iscrizioni e di conseguenza dei gironi: prima si attua questo meccanismo, prima si può cercare di ridare vita ad una categoria in stato comatoso.

Tornando alla B: 180’ alla conclusione, ma nessuno ha ancora mollato…

Questo aspetto arricchisce d’interesse un finale già di per sé appassionante e ne certifica la regolarità. In certe gare, senza dover necessariamente pensare male, la differenza la fanno le motivazioni. Nella mia carriera ho convissuto tante volte con circostanze del genere e assicuro che, anche se sei una big, ma arrivi scarico mentalmente agli appuntamenti è naturale, per una svariata serie di motivi, che a risentirne sia il rendimento. Non c’è nulla di cui stupirsi, né dover immediatamente pensare a chissà quali sotterfugi.

L’Atalanta, almeno stando al derby con l’AlbinoLeffe, è più forte anche di queste situazioni. Adesso quindi obiettivo primo posto e poi pensiero al futuro…

Dopo una grandissima annata non vedo la necessità di compiere stravolgimenti. Ritengo tuttavia che servano innesti di categoria e che essi soprattutto entrino motivati nel progetto Atalanta, solo se consapevoli di poter dare il loro meglio alla causa nerazzurra. Il tutto però deve ripartire con due punti fermi, le due bandiere: Cristiano Doni e Gianpaolo Bellini in quanto la “vecchia guardia” dovrà saper fare ancor più la differenza.

Vecchia guardia e qualche giovane è il mix giusto?

Decisamente sì. E non mi riferisco solo a Bonaventura o Gabbiadini, tanto per fare due nomi. Quando si è nelle mani di Mino Favini non potranno che arrivare presto dal settore giovanile altri giocatori destinati a diventare campioni.


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