CorSport - Gravina lancia la PGMOL all'italiana: rivoluzione arbitrale dal 2026-27
Gabriele Gravina accelera sulla riforma arbitrale e ribalta l’impianto attuale: nasce la PGMOL all’italiana, con operatività prevista dalla stagione 2026-27. Non più un’ipotesi, ma un progetto strutturato, con governance, numeri e sostenibilità economica già definiti.
Come riferisce Edmondo Pinna sul Corriere dello Sport, il presidente della Figc ha presentato il piano nel corso della seconda riunione del tavolo delle riforme, in vista del prossimo Consiglio federale. Un passaggio politico chiave, che segna l’inizio di una trasformazione destinata a incidere in profondità sul sistema arbitrale italiano.
Secondo quanto evidenzia Edmondo Pinna sul Corriere dello Sport, il progetto non va letto in chiave contingente rispetto alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il presidente (ex?) dell’AIA, Zappi. Le due strade restano separate. L’idea del commissariamento, almeno per ora, non è sul tavolo federale. L’obiettivo è più ampio: rispondere a una crisi arbitrale che, sul piano sportivo, è sotto gli occhi di tutti.
La PGMOL italiana ricalca il modello inglese, ma con una struttura adattata al contesto nazionale. Come spiega ancora Edmondo Pinna sul Corriere dello Sport, si tratterà di una società indipendente, autonoma, ma interamente partecipata dalla Federcalcio. Le Leghe contribuiranno sul piano economico, senza interferenze dirette nella gestione tecnica.
Il Consiglio federale nominerà i tre membri del CdA, chiamati a garantire indipendenza rispetto a federazione, club e componente arbitrale. Sarà poi il nuovo consiglio a scegliere il designatore (necessariamente un arbitro, in raccordo con Fifa e Uefa, dunque Collina e Rosetti) e un direttore generale o amministratore delegato con competenze economiche e di sviluppo.
ll budget di riferimento è di circa 17 milioni di euro. Tra gli obiettivi anche la valorizzazione commerciale del prodotto arbitrale: tecnologie, comunicazione, innovazione (come la RefCam) potranno diventare leve di marketing.
Il progetto, sottolinea Edmondo Pinna sul Corriere dello Sport, riguarda tutti gli arbitri di vertice. È prevista una nuova qualifica professionale, con contratti differenziati: autonomo per i nuovi ingressi, subordinato a tempo determinato per i più esperti. Allo studio anche una forma di tutela post-carriera, una sorta di sistema pensionistico dedicato.
I numeri resterebbero in linea con l’attuale struttura: circa 40 arbitri, 66 assistenti e 24 VMO, come richiesto da Rocchi per la CAN. All’AIA rimarrebbero la Serie C e le commissioni territoriali, con funzione di formazione e sviluppo.
Non solo vertice, però. La riforma toccherà anche i meccanismi elettorali interni, con l’obiettivo di separare nettamente gestione politico-associativa e gestione tecnica, razionalizzare i costi e rendere più efficiente la macchina organizzativa.
Le prossime settimane saranno decisive - spiega Pinna -, con incontri operativi tra Figc e componenti tecniche di Serie A e Serie B per eventuali correttivi. Ma la direzione è tracciata: la rivoluzione arbitrale è partita.