Padova, Sorrentino para-rigori e giura fedeltà: "Meglio titolare in B che secondo in A"
Il Padova festeggia una salvezza pesantissima grazie alla vittoria sul Pescara, firmata indelebilmente dai guantoni di Alessandro Sorrentino. Il portiere biancoscudato, intervenuto ai canali ufficiali del club, ha analizzato una serata magica, segnata dal rigore parato a Russo che ha blindato il risultato e la categoria. Un intervento d'istinto e postura, dato che l'avversario non era tra i rigoristi studiati nei video pre-gara: "È stato un po’ strano approcciare al rigore. La sensazione di campo e la postura del corpo ti portano a prendere una decisione: è un 50 e 50, oggi è andata bene", ha ammesso l'estremo difensore, sottolineando però l'importanza di non aver staccato la spina dopo il miracolo.
Il rapporto con la tifoseria è stato uno dei temi centrali dell'intervista. Sorrentino non ha nascosto la commozione per il coro dedicatogli dallo stadio, un evento raro nelle dinamiche della piazza padovana. "Mi sono commosso, è stato davvero bello: sentire oggi lo stadio che grida il mio nome è stato fantastico", ha dichiarato, definendo i tifosi l'uomo in più di questa volata salvezza. Un pensiero è andato anche all'amico Michele Di Gregorio, con cui condivide un legame speciale e un destino simile fatto di rigori parati dopo momenti bui: "Quando ha parato quel rigore ero felice come fosse successo a me. Se mi scriverà oggi? Sarò felice".
La stagione di Sorrentino è stata una montagna russa: partito come vice, si è preso la titolarità, ha attraversato un calo fisico e mentale, per poi tornare protagonista nel finale. Il portiere ha analizzato con onestà i suoi passaggi a vuoto, spiegando come un errore possa far perdere certezze, ma ha rivendicato la sua professionalità anche quando non giocava. "Non giocare non è mai bello, fisiologicamente da portiere è difficile mantenere il top della forma. Anche quando non ero titolare volevo dare tutto in ogni allenamento. Sono molto contento della mia stagione."
Sulla staffetta con Fortin, Sorrentino ha dimostrato grande maturità: "Abbiamo un grande rapporto e cerco di aiutarlo a livello caratteriale perché, come portiere, a uno forte come lui non ho nulla da insegnare". Nonostante il legame affettivo con Pescara, città dove è cresciuto calcisticamente, Sorrentino ha le idee chiare sul domani: vuole restare all'ombra del Santo. "Qui mi sento a casa e mi auguro di restare nella prossima stagione", ha confessato, chiudendo poi con una dichiarazione che farà felici i sostenitori del Padova e i romantici del calcio: alla domanda se sia meglio una stagione da titolare in B o una da secondo in Serie A, la risposta è stata netta: "Tutta la vita meglio giocare titolare".