GazzSport - Brugman: "Ho sfiorato l'Atletico e sfidato Messi. A 33 anni torno in Italia per salvare il Pescara"
Fonte: gazzetta.it
Gaston Brugman ha deciso di capovolgere la clessidra e ripartire da dove tutto aveva lasciato un segno profondo. Sette anni dopo l’addio, il centrocampista uruguaiano è tornato al Pescara con una missione chiara: rimettere in piedi una squadra ferita e trascinarla fuori dall’incubo retrocessione. Nel 2019, da capitano, aveva solo sfiorato il sogno Serie A; oggi lo scenario è diverso, ma il senso di responsabilità è lo stesso.
Il suo ritorno non poteva avere un impatto più netto. Domenica, contro l’Avellino, è bastato un destro violentissimo dalla distanza per spezzare un digiuno che durava da due mesi e restituire ossigeno a un ambiente in apnea. “Abbiamo ritrovato una vittoria fondamentale – ha raccontato Brugman –. Segnare di nuovo con questa maglia è un’emozione bellissima. Ho scelto di tornare perché questo gruppo aveva bisogno di credere davvero nell’obiettivo salvezza. Finalmente la reazione è arrivata”.
Il Pescara resta ultimo in classifica con 18 punti, a sette lunghezze dalla zona utile, ma con tredici partite ancora da giocare lo scenario resta aperto. Brugman lo ribadisce con forza: “Siamo vivi e chi ci affronta deve saperlo. Guai a sottovalutarci”. Un messaggio che suona come un avvertimento al campionato, ma anche come una presa di posizione all’interno dello spogliatoio.
Il classe ’92 arriva da quattro stagioni di alto livello in MLS, dove ha arricchito il proprio palmarès e la propria esperienza. “Nel 2024 ho vinto il campionato con i Los Angeles Galaxy, l’anno scorso l’Open Cup con Nashville. Cercavo una nuova sfida, sentivo di poter dare ancora tanto. Quando è arrivata la chiamata di Pescara ho capito che era il momento giusto”. Un ritorno che unisce ambizione sportiva e legame personale: l’Italia per Brugman è casa, non solo calcisticamente.
Nel Pescara di oggi ritrova anche volti familiari, come Lorenzo Insigne. “Sono felicissimo di averlo di nuovo con me. Ha una voglia incredibile di dimostrare il suo valore. In allenamento segna spesso con il tiro a giro, ma quello che colpisce di più è la naturalezza con cui trova l’ultimo passaggio”. Segnali incoraggianti per una squadra che ha bisogno di qualità e personalità nei momenti chiave.
Negli Stati Uniti Brugman ha incrociato alcuni dei più grandi campioni della scena mondiale. “Ho affrontato Suarez, Busquets, Jordi Alba e anche Messi. La seconda volta che ci siamo sfidati gli ho chiesto la maglia prima della partita e me l’ha regalata. Poi in campo ho provato a contrastarlo e lui, sorridendo, mi ha detto: ‘Prima vuoi la maglia e ora mi fermi così?’”. Un aneddoto che racconta il livello dell’esperienza vissuta oltreoceano, ma anche la distanza emotiva rispetto al calcio europeo.
Sull’MLS il giudizio è chiaro: “È cresciuta tantissimo, soprattutto a livello giovanile e di intensità. Resta però un campionato chiuso: senza promozioni e retrocessioni alcune partite perdono mordente”. È anche per questo che l’Italia gli mancava: “Qui senti il peso della maglia e dei tifosi. Il Pescara mi ha scritto tanto in questi mesi. Quando mi ha chiamato il presidente Sebastiani non ho avuto dubbi”.
Il filo con l’Italia parte da lontano. A portarlo a Empoli fu Mino Raiola, quando Brugman aveva appena 15 anni. “Papà lasciò tutto per starmi accanto. Gli devo tantissimo”. I ricordi più belli si intrecciano tra Serie B e Serie A: il primo gol da giovanissimo contro il Vicenza, il debutto in A contro il Napoli di Sarri davanti a un Adriatico gremito, fino alla punizione contro la Juventus all’Allianz Stadium nel 2021, con Buffon in porta e Ronaldo e Dybala in barriera.
C’è spazio anche per il capitolo Palermo, vissuto in un’annata caotica: “Zamparini stravedeva per me, mi chiamava ‘il bambino’. Era un rapporto quasi familiare”. E per l’esperienza con Zeman, forse la più formativa: “Allenamenti durissimi, ma una stagione incredibile. Con lui giocavamo sempre in avanti”.
Oggi, a 33 anni, Brugman non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con determinazione. “Sono tornato per salvare il Pescara”. Non una frase di circostanza, ma una dichiarazione d’intenti. Perché se la clessidra è stata girata, ora è il momento di far scorrere la sabbia nella direzione giusta.