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ESCLUSIVA TB – Menichini: “Union Brescia-Ascoli, che sfida. Fattore campo importante, il risultato di stasera conterà molto. L’impronta di Corini, il bel gioco di Tomei. Io, Carletto Mazzone e quell’aneddoto…”

di Marco Lombardi
Menichini

Una poltrona per due. Union Brescia-Ascoli, finale di andata dei playoff di Lega Pro in programma questa sera (ore 21.15) al ‘Rigamonti’, vale mezza cadetteria. Ai microfoni di TuttoB, mister Leonardo Menichini, già colonna difensiva dei marchigiani negli anni d’oro della Serie A nonché storico vice allenatore del ‘Sor Magara’ Carletto Mazzone nel Brescia di Baggio, Guardiola, Pirlo e Toni, gioca in anticipo la sfida fra le Rondinelle e il Picchio, tra ricordi e aneddoti di un passato glorioso che oggi torna a vibrare.

Mister, è la notte di Union Brescia-Ascoli: che partita sarà?

“Una bella partita. Godibile. Si affrontano due squadre forti, è persino banale dirlo, che hanno fatto percorsi importanti, sebbene avessero anche i mezzi per vincere i rispettivi gironi. Due squadre attrezzate per ambire al massimo, purtroppo però nel loro cammino hanno incontrato Vicenza e Arezzo, compagini che hanno disputato campionati straordinari. Adesso, comunque, c’è quest’ultima possibilità di raggiungere l’obiettivo attraverso i playoff. Peccato che una rimarrà delusa...

Dire chi è favorito non è facile perché entrambe le rose sono iper-competitive. Dipenderà tanto dagli episodi che si verificheranno nell’arco delle due gare”.

Quest’anno lei guidava il Pontedera e ha affrontato l’Ascoli: che opinione ne ha tratto?

“Quel giorno ci hanno asfaltato… La classica dimostrazione di una squadra forte. Che gioca con un 4-2-3-1 ‘mascherato’, perché fanno molto movimento senza palla, con un D’Uffizi, giocatore formidabile, che viene dentro, Guiebre che gioca altissimo, Rizzo Pinna che non dà punti di riferimento, Silipo, che è un esterno molto bravo a saltare l’uomo… A metà campo hanno Damiani, Corradini, lo stesso Milanese… tutti giocatori che sanno giocare a calcio. Appunto, una squadra portata a giocare. Se vogliamo trovarle un piccolo difetto, a volte si specchia un po’ troppo in se stessa: qualche volta incassa gol per leggerezze difensive, volendo sistematicamente costruire dal basso. Però, ripeto, l’Ascoli è una squadra forte, quadrata, compatta, che può fare molto bene”.

È stata dunque la formazione di Tomei, come tanti sostengono, a proporre il miglior calcio del girone B?                 

“Sì, l'Ascoli gioca un bel calcio e ha un gran possesso palla. Quando l’avversario non concede spazi, ha pazienza di palleggiare. A volte costruisce a tre, occupando gli spazi con uomini diversi per non dare riferimenti. E poi, oltre a Gori e D’Uffizi, l’Ascoli ha individualità importanti anche in panchina (Oviszach, Corazza, Chakir…), tutti giocatori capaci con una giocata di cambiare volto alla partita in ogni momento. In altri termini, il sistema di gioco è riconoscibile ma poi sono gli interpreti bravi a decidere le partite.

Lo stesso vale per il Brescia. Basta vedere il gol in rovesciata di Crespi a Salerno… Questo fa capire l’importanza di avere in rosa giocatori in grado di determinare con una prodezza laddove non si riesca attraverso il gioco”.

Restiamo sul Brescia: con l’arrivo di Corini e un indovinato mercato di riparazione, la squadra ha trovato l’assetto giusto.

“Aimo (Diana), che conosco bene per averlo allenato con Mazzone, non ha trovato quella continuità che, viceversa, ha trovato Corini anche grazie all’esplosione di Crespi. Eugenio ha dalla sua l’esperienza che gli deriva dall’aver allenato anche in categorie superiori: ha cambiato qualcosa a livello di modulo, un 3-4-2-1 camaleontico suscettibile di evolvere in un 3-5-1-1 o 3-5-2, e dato un’impronta alla squadra. Ha meriti innegabili. Ma anche Diana stava facendo un buon percorso.

Inoltre, anche il Brescia ha giocatori in grado di spaccare la partita: detto di Crespi, Marras, Cisco, Boci, Vido, Cazzadori… Tutti elementi di grande spessore e pronti per questo tipo di gare. Che si giocano anche sul piano nervoso… Sono partite che si vincono con l’esperienza, la freddezza e la lucidità, sfruttando ogni minimo errore dell’avversario”.

Quanto conterà il fattore campo?

“Molto. Oltretutto ci sarà il pienone sia al ‘Rigamonti’ che al ‘Del Duca’… Credo che la partita di andata, cioè quella di stasera, sia molto importante. Puntare tutto sul ritorno non va bene. Oggigiorno, lo vediamo ai massimi livelli, non c’è casa e fuori. Vincere la prima in casa, comunque, darebbe al Brescia maggior tranquillità in vista del ritorno ad Ascoli.

Ad ogni modo, servono giocatori di personalità perché indossare la maglia che fu di Baggio, Guardiola… piuttosto che quella dello stesso Ascoli, che ha fatto per tantissimi anni la Serie A, non è semplice. Sono maglie pesanti”.

Una finale playoff senza tifosi ospiti è una ferita per il calcio?

“Assolutamente sì, è un peccato. Non lo condivido, e come me tanti altri. Lo sport dev’essere inclusione, aperto a tutti. Certo, abbiamo visto gli incidenti scoppiati a  Parigi, messa a ferro e fuoco dopo la finale di Champions, nonostante la vittoria del Psg, ma lo sport significa recarsi allo stadio con le famiglie e divertirsi, senza lasciarsi andare ad eccessi bensì stringendo la mano all’avversario al termine della partita. Come si vede in tanti altri sport… Dobbiamo migliorare molto sotto questo profilo”.

Che ricordi ha dei suoi trascorsi su entrambe le sponde?

“Due piazze di grande tradizione, che bramano di rivivere i fasti del passato...  Ad Ascoli ho giocato 4 anni in Serie A con Carletto Mazzone allenatore e ogni volta che torno da quelle parti trovo una calorosa accoglienza e tanto affetto. I tifosi mi dedicano anche i cori… Fa molto piacere.

Pure al Brescia, dove ero collaboratore di Mazzone, mi legano bellissimi ricordi. Erano i tempi di Roberto Baggio, Pep Guardiola, Andrea Pirlo e Luca Toni, solo per citarne alcuni…”.

Appunto, sarebbe stata anche la partita del cuore di Carletto Mazzone.

“Carletto ha fatto la storia del calcio, quando parlo di lui riaffiorano alla mente ricordi straordinari. Nessuno può dimenticare quella corsa sotto la curva dell’Atalanta… Solo lui poteva convincere certi campioni, Baggio su tutti, a venire a Brescia. È stato un grande maestro e allenatore, ma soprattutto una bravissima persona.  Gli sarò sempre riconoscente per avermi permesso di accompagnarlo in quel viaggio, per aver vissuto tutte le sue sfumature e averne carpito i segreti del mestiere, che poi mi sono stati utili nel prosieguo della carriera”.

Un aneddoto?

“Ricordo che quando qualche giocatore aveva perplessità sul modulo da adottare, Carletto amava ripetere: ‘Ragazzi, non vi preoccupate del modulo: quando avete la palla, passatela a uno con la maglia dello stesso colore della vostra. E non ci saranno problemi…’”.     

 

     

   


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