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Sampdoria, Lombardo: "Abbiamo una speranza play-off, vogliamo giocarcela"

di Angelo Zarra

Alla vigilia dell'ultima fatica di campionato contro la Reggiana, il tecnico della Sampdoria Attilio Lombardo ha analizzato i temi del match in conferenza stampa, tra orgoglio per la salvezza ottenuta e il desiderio di chiudere in bellezza. L'allenatore non vuole cali di tensione e chiede ai suoi ragazzi di onorare l'impegno per rispetto del lavoro svolto, tenendo viva una flebile speranza per gli spareggi: "Indipendentemente dal fatto che la Reggiana ha una speranza, è ovvio che se la giocherà al 100%. Abbiamo anche noi una piccola speranza. Io me la voglio giocare a tutti gli effetti, essere onesti con chi ha lavorato: è giusto andare a Reggio e provarci."

La situazione infermeria resta critica, tra problemi muscolari dell'ultima ora, acciacchi cronici e un virus influenzale che ha colpito diversi elementi del gruppo: "L’ultimo è stato Abildgaard che ha avuto un problema muscolare, Brunori si portava da mesi un problema al tendine rotuleo. Speriamo Palma possa allenarsi oggi perché ha preso un virus che ha coinvolto tanti giocatori della squadra."

Oltre alla permanenza in categoria, il mister punta a migliorare il piazzamento finale per dare un valore simbolico superiore allo sforzo compiuto dai calciatori: "È il secondo obiettivo dopo la salvezza: fare più punti possibili. Fa un effetto diverso arrivare dodicesimo o decimo. Vuole dire che lo sforzo dei ragazzi e l’attenzione che hanno avuto in questo periodo è stata gratificante."

Ci sarà spazio per rotazioni mirate, un premio per chi è rimasto spesso nell'ombra ma ha rappresentato l'anima della squadra nei momenti più bui dello scorso anno: "Qualche cambiamento ci sarà. Quei giocatori che l’anno scorso ci hanno permesso di raggiungere la salvezza sono giocatori che finora hanno giocato poco. Si parla di Depaoli e Ferrari. Ringrazio sempre chi ci ha permesso quest’anno di disputare la B."

Il tecnico conclude con un'analisi personale carica di sentimento, rivendicando la scelta di tornare in panchina nonostante lo scetticismo generale che circondava l'ambiente: "Rifarei tutto. Mi dicevano chi cavolo me lo faceva fare. Io me lo sentivo dentro: conoscevo le qualità di questi giocatori e dovevano tirare fuori il meglio. Avrò una grande emozione al fischio finale. Un’emozione liberatoria."


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