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Acosty: "Crotone torna in A. Ho lasciato il cuore a Castellammare. Caserta e Pellissier..."

di Christian Pravatà
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L'esterno offensivo Boadou Maximilian Acosty, attualmente in forza ai sudcoreani dell'Fc Anyang dopo le esperienze con Rijeka e Fiorentina, si è raccontato in una lunga intervista sul profilo Instagram del noto collega Nicolò Schira. Ecco le sue dichiarazioni principali.

CORONAVIRUS - "Ho firmato per l'Anyang in Corea del Sud il giorno prima che scoppiasse il Coronavirus. A saperlo prima avrei aspettato a sbarcare a Seoul, per fortuna qui adesso tutto procede per il meglio. Il campionato doveva partire il 29 febbraio ed è slittato al 4 aprile, ma difficilmente partiremo perché non vogliono giocare a porte chiuse. Qui ci sono amuchine dappertutto, tutti stanno rispettando il protocollo e la fase critica è alle spalle. Siamo tornati ad allenarci e tutte le attività commerciali hanno riaperto: siamo sotto controllo, è una specie di Grande Fratello perché ogni giorno dobbiamo registrare il nostro stato di salute e in ogni locale pubblico dove si entra ti viene misurata la febbre. In un mese ho già fatto il tampone due volte, ogni due giorni il Governo dà due mascherine nuove a ogni persona. È tutto sotto controllo e l'organizzazione è straordinaria. Siamo avanti di qualche settimana rispetto a quanto sta accadendo in Europa e spero possa succedere anche in Italia il prima possibile quanto avviene qui in Corea del Sud. Ho trovato una nazionale all'avanguardia e molto rispettosa. Mi sono trasferito qui insieme a mia moglie Ludovica e mio figlio Sebastian che sta studiando e facendo i compiti on line, visto che le scuole in Croazia sono chiuse".

RIJEKA - "Due anni e mezzo splendidi in Croazia. Il calcio croato è in grande crescita e mi sono trovato molto bene. Ho giocato anche l'Europa League".

MILAN - "Il gol a San Siro contro il Milan è stato uno dei più importanti della mia carriera. Lo scavetto a Gigio Donnarumma? Ho avuto culo...(ride, ndr). È stata una grande soddisfazione segnare contro il Milan, mi marcavano campioni come Bonucci e Romagnoli".

COMPAGNO PIÙ PAZZO - "Mirko Barbero, che è uno dei miei migliori amici. Adesso allena in Australia la Juventus Academy dove gioca il figlio di Alino Diamanti".

FIORENTINA- "Ero giovanissimo, arrivare a 18 anni in una big era un sogno ad occhi aperti. C'era Delio Rossi allenatore che mi ha fatto esordire in Serie A a Cagliari. Il giorno prima ero in Primavera, quando mi convocano perché Jovetic si era fatto male. Non mi aspettavo di giocare e invece ho giocato mezz'ora. La Sardegna mi porta bene visto che anche mia moglie Ludovica è sarda".

LITE DELIO ROSSI-LJAJIC - "Me la ricordo. Impossible scordarla. Pensavo si fosse sentito male qualcuno all'inizio, perché da dove ero io non si vedeva bene. Invece stavano volando gli schiaffi. Non siamo tornati subito a casa, ma siamo rimasti chiusi nello spogliatoio fino all'1.30 di notte. Pace fatta? Non proprio, gli animi erano agitati. Schiaffi, liti succede di tutto nello spogliatoio, ma non si dice...".

JUVE STABIA - "Ci ho lasciato un pezzo di cuore. È stata la mia prima avventura da protagonista. C'era Piero Braglia allenatore, un bel martello che mi ha insegnato tanto. Amo Castellammare e sono rimasto legatissimo a tutto l'ambiente. Eravamo una bella squadra: c'erano Mbakogu, Caserta, Erpen, Scozzarella, quell'anno eliminammo a Marassi la Samp in Coppa Italia ai rigori. La seguo sempre: c'è Fabio adesso che la allena e ci tengo a sapere il risultato. Tifo per loro".

CASERTA - "Era già un allenatore in campo, farà una grande carriera in panchina. Eravamo compagni di stanza, ero il suo fratellino: fuori dal campo mi trattava da principino, mi portava la colazione in camera. In campo invece mi cazziava in continuazione per tenermi sul pezzo...". RITORNO - "Ho casa in Italia e mi piacerebbe un giorno tornare. Vorrei chiudere la carriera da voi tra qualche anno".

LATINA - "Una bella esperienza. Venivo da un brutto infortunio a Modena che mi aveva tenuto fuori quattro mesi: a Latina mi sono rilanciato grazie a mister Mark Iuliano. Gli devo molto perché ero reduce da un periodo negativo, ma il mister si è messo a disposizione manifestandomi in continuazione la sua fiducia. Sopratutto dopo le prime gare non brillantissime".

CROTONE - "Una follia definirei la annata in rossoblù: andavamo in campo convinti di vincere sempre. Ci siamo salvati alla grande da neopromossi in Serie A. Spero possano tornare nella massima serie, possono farcela e se lo meritano".

NICOLA - "È stato decisivo nella salvezza di Crotone. È bravissimo nel lavorare sulla testa dei giocatori, dal punto di vista psicologico riesce sempre a toccare le corde giuste. Ti entra nella testa e ti fa arrivare dove non pensi neanche di poter arrivare. È un motivatore-psicologo. Non dorme mai, è maniacale nel preparare le partite durante la settimana".

INFORTUNI - "Quando ti fai male, scatta la paura. A me è successo tirando perciò nei mesi dopo avevo paura di rifarmi male. Mi veniva l'ansia sotto porta negli allenamenti a calciare, mi tornava in mente l'infortunio e temevo capitasse di nuovo. L'ho superato grazie all'aiuto di uno psicologo". PAPÀ - "Sono un papà tranquillo. Appena posso giochiamo insieme, non si stanca mai. Corre più di me sulla fascia. Non riesco a insegnarli nulla, perché mi dice 'papà non sei Cristiano Ronaldo (risata, ndr)...'. Vedi tu...".

COMPAGNI PIÙ FORTI - "Primo metto Jovetic: talento straordinario, senza infortuni avrebbe fatto molto di più. Secondo Marchionni, davvero intelligente tatticamente e mi ha insegnato tanto. È stato il mio mentore sia a Firenze sia a Latina. Terzi metto Caserta e Pellissier, Sergio poteva giocare ancora due-tre anni. Fisicamente è ancora un ragazzino".

IDOLO - "Mi piaceva tantissimo Eto'o anche se era una punta e io gioco sulla fascia. Per noi africani è stato speciale".

INCUBO - "Odiavo affrontare Dramè in allenamento. Ti picchia duro, è forte fisicamente e anche veloce. Un terzino davvero difficile da superare e dribblare. Tra gli avversari Cuadrado e Alex Sandro i più tosti che mi sono trovato di fronte"

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