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Schelotto: "Bisoli e Colantuono grandi allenatori. A gennaio sono stato vicino al Cagliari"

di Christian Pravatà
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L'esterno Ezequiel Schelotto (Brighton) si è raccontato a trecentosessanta gradi in una lunga intervista sul canale Instagram del noto giornalista Nicolò Schira. Ecco le dichiarazioni più interessanti del calciatore italo-argentino.

CORONAVIRUS - "Sto trascorrendo la quarantena in Inghilterra con mia moglie Gisela e figlia Isabela. Nella negatività mi godo mia figlia: giochiamo insieme, corre dappertutto. Ormai è più veloce di me. Nel tempo libero amo cucinare: mi piace fare grigliate di asado. Sono una persona normale e nelle faccende di casa mi piace dare una mano a mia moglie".

EL GALGO - "Il soprannome me l'hanno dato dopo il provino nelle giovanili del Banfield. Avevo 12 anni: appena preso palla ho corso come un matto scavalcando due-tre giocatori e mi hanno detto che ero un levriero, un galgo appunto in spagnolo".

COMPAGNO PIÙ BRAVO - "Dico Antonio Cassano. L'ho avuto all'Inter e al Parma. Una qualità tecnica eccezionale. Gli ho visto fare cose incredibili e mi ha fatto fare tantissimi gol. Antonio mi diceva sempre: "Galgo tu non devi preoccuparti della palla, tu devi solo correre e poi la palla te la faccio arrivare io". Metteva la palla dove volava come in un Milan-Parma quando abbiamo vinto 4-2 a San Siro. Aveva una lettura di gioco pazzesca, assist no look. Cassano era incredibile e mi ha aiutato tanto nei primi mesi all'Inter: non ti dico le risate che mi faceva fare. Una battuta dietro l'altra...".

AVVERSARIO PIÙ FORTE - "Andrea Pirlo, impressionante il suo talento. Un grandissimo giocatore che una visione di gioco straordinaria. Trovava i compagni a occhi chiusi, grandissima classe che ha fatto innamorare tutte le tifoserie".

VELEZ - "Era la mia squadra del cuore da bambino. Giocare per loro in futuro? Mai dire mai".

BANFIELD - "Sono cresciuto lì come calciatore. Un club che ha lanciato gente come Javier Zanetti e Julio Cruz, un grande settore giovanile". 

CESENA - "Sono arrivato in Italia a 18 anni e i primi 10 mesi non ho fatto mezza partita. Mi sentivo come se mi avessero tagliato le gambe. Ho pazientato tanto e poi Bisoli mi ha dato finalmente una occasione. È stato il primo allenatore a credere in me. Il gol vittoria nel derby contro la Spal ha dato lo slancio alla nostra rincorsa verso la promozione in B. L'anno dopo siamo riusciti a salire in A: è stato incredibile. Fino a pochi mesi prima non giocavo e in poco tempo mi sono trovato a sfidare campioni come Totti e Ibra che avevo visto solo in tv o alla PlayStation. È stato meraviglioso, un sogno che si realizzava. Chiudere la carriera a Cesena? Tra qualche anno sarebbe bello. Ne parlavo ieri con un mio amico, sarebbe speciale tornare dove tutto è iniziato". 

CATANIA - "Eravamo la squadra più argentina della Serie A. C'erano Maxi Lopez, Pitu Barrientos, Papu Gomez, Chico Ricchiuti e Silvestre tanto per fare dei nomi. È stata una tappa importante per la mia crescita".

SIMEONE - "Ho avuto il Cholo a Catania come allenatore, un grandissimo allenatore. Era molto giovane ma già si vedeva all'epoca che sarebbe diventato un tecnico importante. Un uomo tosto, duro che mi ha dato tantissimo. Sarebbe perfetto tra qualche anno anche per la nazionale argentina".

ATALANTA- "A Bergamo sono esploso, ho vissuto un anno e mezzo strepitoso. Grazie all'Atalanta sono diventato uno degli esterni più forti della A. È stato uno dei periodi più importanti della mia carriera. C'era Colantuono in panchina: un bel martello, gli voglio un grande bene. Siamo partiti col -6 e abbiamo sfiorato l'Europa League. Voglio mandare un grande abbraccio a tutta la gente di Bergamo che sta attraversando un momento molto duro e difficile. Ho perso a causa del CoronaVirus alcuni amici che avevo conosciuto quando giocavo lì. All'Atalanta dirò sempre grazie così come alla città di Bergamo, dove grazie alle cure dell'ospedale cittadino mia mamma è riuscita a sconfiggere il cancro. So che molti tifosi ce l'hanno con me, perché sono voluto andare via nel gennaio 2013. Ma come potevo dire no a una grande squadra come l'Inter?".

INTER - "Ricordo ancora l'emozione dei primi giorni vissuti nello spogliatoio con quei campioni. Gente come Zanetti, Cambiasso, Milito, Stankovic che avevano fatto il Triplete e io un ragazzo di 23 anni che non aveva mai giocato a grandi livelli. Non mi è pesata la maglia, purtroppo ho avuto poco spazio. In 4 mesi diventa difficile fare la differenza, sopratutto in una squadra che ha problemi e fa fatica nei risultati. Dopodiché in estate c'è stato il cambio societario e di allenatore che hanno cambiato il mio destino. Peccato perché con Stramaccioni avevo un buon rapporto".

MAZZARRI - "Non mi ha mai dato una occasione e una opportunità anche in amichevole. Voleva gli esterni per il suo modulo ed ero l'unico di ruolo in rosa. Non capisco perché non mi abbia mai voluto dare una chance e non mi abbia mai fatto giocare. Così sono stato costretto ad andare altrove".

GOL DERBY - "La notte perfetta. Primo pallone toccato e gol di testa. Ricordo ancora il presidente Moratti a fine partita che mi ha fatto i complimenti dicendomi che sarei rimasto nella storia dell'Inter per quel gol. Mi sono tatuato la data del gol nel derby sul braccio destro (24 febbraio 2013). È stato il gol più importante della mia carriera, non c'è giorno che qualche tifoso nerazzurro non me lo dica".

CONTE - "Oltre all'Inter mi voleva anche la Juve nel gennaio 2013. Piacevo molto a Conte, ma il pressing dei miei connazionali nerazzurri ha fatto la differenza".

ZANETTI- "Una persona straordinaria, gli auguro il meglio. È stato uno dei miei punti di riferimento. Giocare insieme è stato un orgoglio. Lo conoscevo dal 2010: dopo il Triplete col Cesena centrammo la promozione in B e Pupi mi mandò un messaggio di congratulazioni. Pazzesco che pensasse a un ragazzo che giocava in C. Nel 2012 era squalificato e così mi mandò in hotel la sua maglia autografata, visto che non potevamo scambiarla in campo. La sua presenza è stata fondamentale nel farmi scegliere l'Inter".

CAGLIARI- "La Sardegna mi piace. A gennaio c'era stata una trattativa. Sono in scadenza a giugno e mi piacerebbe tornare in Italia. Cagliari è un'ottima squadra, vedremo...". 

PAPU GOMEZ - "Sta facendo grandissime cose con l'Atalanta. È cresciuto molto nella testa con Gasperini. Papu come personaggio e talento era così già 10 anni: fortissimo nell'uno contro uno, ma è migliorato tanto nei tempi di gioco e nella mentalità".

CHIEVO - "Primo anno super con Maran. Un campionato molto positivo, l'anno scorso ero tornato molto motivato prima del grave infortunio al ginocchio che mi ha costretto a stare fermo 6 mesi.

SCAMBIO INTER-CHIEVO - "Tutta l'estate volevo restare a Verona. Una città in cui mi trovavo bene, giocavo titolare e c'erano tutti i presupposti per restare. Inter e Chievo trattavano lo scambio Zukanovic-Schelotto, ma dopo settimane di incontri l'affare è saltato. Il rimpianto più grande è aver poi fatto la risoluzione con l'Inter nonostante avessi ancora altri due anni di contratto. Sono stato mal consigliato da chi mi rappresentava all'epoca. Me ne sono pentito tante volte. Anche se non rientravo nei piani avrei dovuto resistere, magari sarei riuscito ad avere una occasione".

SPORTING - "Due anni stipendi. Dopo la risoluzione con l'Inter resto fermo fino a novembre quando mi chiama Jorge Jesus. Uno degli allenatori più bravi che ho avuto e mi disse subito le cose in faccia: "Giocherai da terzino" e così è stato. Ho debuttato in Champions contro il Real Madrid e abbiamo quasi vinto la Liga portoghese".

PRANDELLI - "Lo stimo tantissimo. Ho scelto la nazionale italiana grazie a lui. Un grandissimo allenatore e una persona schietta. Mi ha fatto esordire in nazionale e voleva portarmi all'Europeo, ma mi vedeva come terzino destro mentre io preferivo giocare più alto. Non l'ho ascoltato per tre anni, avrei dovuto farlo...".

DONADONI - "Quell'anno a Parma abbiamo fatto una stagione incredibile. Un tecnico preparatissimo che avrebbe meritato la chance di allenare il Milan. Non capisco come mai con tanti ex giocatori rossoneri che hanno avuto quella opportunità, nessuno abbia mai puntato su di lui. Stranezze del calcio...".

PREMIER LEAGUE - "Si gioca a doppia velocità e ritmi altissimi. Non ci sono barriere tra giocatori e tifosi, zero incidenti tra tifosi che vedono le gare insieme abbracciati. È come se la Premier vivesse in una bolla. Qualcosa di unico".

DI FRANCESCO - "Non ho avuto un grande feeling con lui. Non è scoccata la scintilla e così a gennaio ho lasciato Sassuolo e le cose a Parma con Donadoni sono andate benissimo. Non mi ha entusiasmato Di Fra, ma gli auguro il meglio".

MAGLIE - "Ho tutte le mie di ogni stagione più quelle di Zanetti, Totti, Cassano, Ibra, Ronaldinho, Kakà. Cristiano? Quella di Ronaldo mi manca, un buon motivo per tornare (risata, ndr)".

DIFENSORE PIÙ TOSTO - "Chiellini fortissimo. Quando me lo trovavo terzino sinistro dicevo tra me e me "Oh no, un'altra volta". Era insopportabile in campo. Tostissimo nella marcatura, ti viene voglia di darli un pugno in faccia. Come ragazzo invece è eccezionale".

HANDANOVIC - "Era fortissimo, mai una parola fuori posto. Non mi meraviglia la carriera che ha fatto e la fascia da capitano all'Inter. Se la merita".

TOP 11 EX COMPAGNI - "In porta Handanovic, in difesa io a destra e Pupi Zanetti a sinistra. Centrali Walter Samuel e Coates. A centrocampo Il Cuchu Cambiasso, Parolo e Cigarini ma meritano anche Stankovic sarebbe da mettere. Con Ciga abbiamo litigato di brutto in un Inter-Atalanta, ma poi siamo diventati grandi amici. Davanti Cassano a sinistra, come bomber Bas Dost anche se pure Denis, Milito e Maxi erano tanta roba. A completare il tridente Giaccherini".

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Giovedì 28 Maggio 2020
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Mercoledì 27 Maggio 2020
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